

Da "Il mattino online":
Non si tratta di una vittoria dell’una o dell’altra parte, ma del "passo necessario" (quello auspicato giusto l’altr’ieri da Marco Borradori, presidente del Consiglio di Stato ticinese) al fine di rendere praticabile la via del negoziato. I delegati delle "Officine", saliti a Berna in rappresentanza dei 430 dipendenti, hanno concesso oggi tutto quel che era entro i margini del loro mandato. La ripresa dell’attività potrebbe aver luogo già lunedì, sempre che: a) per quella data la comunicazione ufficiale sia stata fatta pervenire alle maestranze; b) il "plenum" dei lavoratori abbia votato in tal senso; c) i membri del Consiglio di amministrazione della "Ffs cargo Sa" – o chi per essi – diano un assenso ai termini dell’accordo odierno.
I colloqui sono stati condotti su più piani ed a più livelli, tanto che ad un certo momento erano almeno tre i mediatori "non ufficiali" impegnati per non fare fallire la trattativa. Il piano di ristrutturazione della "Ffs cargo" – quello con cui sarebbero stati tagliati 126 posti di lavoro a Bellinzona e sarebbe stata trasferita ad Yverdon la manutenzione dei locomotori e sarebbe stata esternalizzata l’attività di gestione carri – verrebbe ritirato ufficialmente nel momento stesso in cui vi fosse l’avallo da parte di Andreas Meyer, direttore Ffs, con buona pace della tanto sbandierata autonomia decisionale da parte di un Nicolas Perrin apparso ormai fuori gioco anche se egli stesso non ha mancato di far sentire d’improvviso la voce, dopo settimane nelle quali era stato relegato all’angolo.
A parere di Leuenberger, che nulla ha prodotto di utile se non il farsi pregare per quella che era una soluzione già a lungo invocata dai rappresentanti del Comitato di sciopero, esistono ora le condizioni per la "tavola rotonda". A quanto pare, durante le riunioni di oggi non vi sarebbe stata una vera e propria entrata in materia circa i contenuti del piano di ridimensionamento, e nella sostanza le trattative rischiano di durare sino a 60 giorni; probabile quindi che alla prossima tornata di incontri la direzione della "Ffs cargo Sa" porti un nuovo documento, sempre concepito secondo la logica della ristrutturazione interna ma più favorevole alle istanze dei lavoratori. Sembra, s’intende; così si augurano del resto anche i rappresentanti degli Esecutivi cantonali del Ticino e dei Grigioni, presentatisi nella capitale federale con buoni argomenti e con ancor migliore determinazione.
Per ultima, una voce insistente trapelata dalle mura del Palazzo: il responsabile del Dipartimento federale trasporti avrebbe promesso una "cointeressenza" finanziaria da parte di Berna per favorire la trasformazione e per agevolare i nuovi percorsi su cui indirizzare la "Ffs cargo Sa". Che cosa significa questo in concreto? Denaro pubblico, sotto forma di erogazioni e di prestiti-ponte, per dare fiato al traballante "management" dell’azienda. Chiamateli "aiuti di Stato", è la stessa cosa sotto forma diversa.
Beh un bel passo in avanti rispetto a stamattina, dove la voglia di mettersi attorno ad un tavolo pareva essere prossima allo zero.
Resta solo da vedere se e quali compromessi le parti possano fare sul destino delle officine di Bellinzona e dei suoi operai.
Cordialmente, Lucky Linux.
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