

C’è un modo non demagogico, ma efficace e significativo, per offrire un segnale di buona volontà nel pozzo nero dei costi della politica?
Forse, se qualcuno inizia a dare l’esempio. Prendete i deputati e i senatori, spesso considerati dei super privilegiati non solo per le generose indennità (una spesa complessiva di circa 190 milioni di euro l’anno) ma anche per i trattamenti previdenziali e i benefit di cui possono disporre.
E’ impensabile, come lascia intendere Franco Giordano in un’intervista al Corriere della Sera di ieri, una legge ad hoc per abbassare gli stipendi dei parlamentari. È impensabile anche sotto il profilo giuridico. E poi che cosa facciamo? Passiamo ai consiglieri regionali, ai giudici costituzionali, ai 472.829 italiani che rappresentano il ceto dei professionisti della politica? Possiamo solo immaginare la pioggia di ricorsi ai Tar e i contenziosi che si aprirebbero. Altra cosa, invece, è una scelta autonoma, libera e trasparente.
Una decisione volontaria di deputati e senatori, di centrosinistra e di centrodestra, di devolvere una quota non simbolica dei loro emolumenti (magari il 20 per cento, il quinto dello stipendio, che tanti semplici cittadini accettano di pagare alle finanziarie per pagarsi la casa) a un fondo che potrebbe essere gestito da tre personalità indipendenti. Un fondo per destinare queste risorse fuori dal perimetro della politica, con obiettivi specifici.
Per esempio per i risarcimenti alle famiglie delle vittime dei morti sul lavoro, la strage silenziosa che ogni giorno si consuma in Italia. Tra l’altro, queste devoluzioni volontarie in alcuni gruppi parlamentari già esistono, soltanto che servono ad alimentare le casse dei partiti di appartenenza e rappresentano così una forma impropria di quel finanziamento pubblico alle forze politiche tanto contestato e bocciato con un referendum popolare.
Un gesto forte e chiaro, avrebbe tre effetti positivi. Il primo è appunto l’esempio: con la spinta dell’iniziativa dei parlamentari si potrebbe mettere in moto un meccanismo a cascata in tutto il sistema degli eletti, compresi quelli delle amministrazioni locali. Pensate: una catena di buona volontà. In secondo luogo, ci sarebbe una risposta all’odiosa, e documentata, intolleranza del ceto politico a ridurre la zona grigia dei suoi privilegi.
A fatti concreti si risponderebbe con fatti concreti. E chissà che, lungo questa strada, non si accenda una piccola luce per contrastare il buio dell’antipolitica, la peggiore malattia di una democrazia. Forza, dunque, onorevoli e senatori: fate meno prediche sui giornali e date il buon esempio.
Cordialmente, Lucky Linux.
PS: ovviamente sostengo anche io questo articolo !
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Sarebbe bello, ma in Italia non accadrà mai. Probabilmente si finirebbe a discutere su come gestire questi soldi, tirandosi accuse a vicenda. Siamo un paese a picco, moralmente ed eticamente!
Però la speranza è l’ultima a morire…
Bah ercoppa …
) di morte perchè “l’hanno espulsa dal partito” e lei non vuole andarsene dal governo …
non so che dirti
sto per scrivere un articolo simile sulla svizzera ma qui è anche peggio: hanno minacciato un consigliere federale (immagina un governo con 7 membri, non come da voi
Non mi pare che da voi nessuno abbia minacciato di morte (ma proprio con fatti tipo “piccoli attentati ad oggetti”) nessun politico in carica …
Ciao
Luckylinux